|
|
|
La terapia
|
|

Il carcinoma epatocellulare su cirrosi è una neoplasia a prognosi molto severa ed il trattamento cui viene sottoposta è fortemente influenzato dalla varia disponibilità delle risorse, dal grado della malattia epatica associata e dalle dimensioni del tumore. Tra le varie possibilità terapeutiche la chirurgia rappresenta il trattamento più efficace; solo una minoranza dei pazienti è potenzialmente trattabile mediante trapianto ortotopico di fegato, pertanto l'exeresi chirurgica è ancora la terapia di prima scelta. Nei soggetti affetti da cirrosi epatica, che sono la grande maggioranza, la causa maggiore di mortalità post-operatoria è l'insufficienza epatica ed i rischi sono direttamente proporzionali alla quantità di tessuto epatico resecato.
Pertanto, quando viene formulata la diagnosi, la maggior parte dei tumori ha già superato i criteri di operabilità, e questa, anche se precoce, non sembra aumentare di molto la percentuale dei pazienti potenzialmente operabili.
In questi casi, gli unici trattamenti efficaci, nelle neoplasie con diametro inferiore a cm 5, sono l'alcolizzazione percutanea ecoguidata, la termoablazione mediante ipertermia interstiziale a radiofrequenza (entrambi sotto guida ecografica) ed in minor misura la chemio-embolizzazione. Questi hanno dimostrato di essere efficaci e ben tollerati anche se, nella maggior parte dei casi, sembrano in grado di modificare poco l'aspettativa di vita dei soggetti affetti da questa malattia. Per i tumori di grandezza superiore o per quelli multifocali, non esiste attualmente un trattamento che si sia dimostrato realmente efficace.
Le terapie mediche dell'epatocarcinoma, mediante antiestrogeni (Tamoxifene), interferone, octreotide e la stessa chemioterapia tradizionale, qualunque sia la modalità usata, hanno dimostrato tutte una efficacia clinica molto ridotta.
|
|
|