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La fibrosi epatica

Gli ecoamplificatori: presente e futuro dell'ecografia oncologica epatica

 

   
La fibrosi epatica


Prof. Fabio Marra
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Firenze
(e-mail: f.marra@dmi.unifi.it)


L'analisi del grado di fibrosi è estremamente importante per il corretto inquadramento delle malattie croniche del fegato. La cicatrizzazione è indice di progressione della malattia e tutte le terapie devono essere rivolte a fermarne o almeno rallentarne lo sviluppo. Al momento attuale l'unico sistema che consenta di valutare la presenza e l'estensione della fibrosi è rappresentato dalla biopsia epatica. Attraverso l'esame del campione, soprattutto se sottoposto a particolari colorazioni, è possibile determinare un punteggio che indichi l'entità della fibrosi. Come sappiamo, sebbene la biopsia sia una procedura generalmente sicura, soprattutto in mani esperte, non è del tutto priva di rischi per il paziente. Pertanto sono in corso numerosi studi per identificare degli esami che possano sostituire la biopsia per la valutazione del grado di fibrosi. Utilizzando l'ecografia o la TC ed alcuni esami del sangue si possono riconoscere con buona approssimazione i pazienti con cirrosi o con gradi più avanzati di fibrosi. Tuttavia, gli studiosi mirano a individuare gli stadi più precoci di fibrosi, per tentare di arrestare la malattia in una fase nella quale il danno dell'organo è ancora limitato. A tale scopo non esiste ancora un esame che risponda ai requisiti, ma è probabile che nel corso degli anni, magari utilizzando più esami contemporaneamente, si possa giungere ad un metodo che permetta di fare a meno di biopsie troppo frequenti. Alcuni di questi esami dovrebbero anche permettere di valutare non solo la fibrosi, ma anche la fibrogenesi, ovvero la velocità con la quale il processo si sviluppa.

 



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