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La fibrosi epatica


Prof. Fabio Marra
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Firenze
(e-mail: f.marra@dmi.unifi.it)


Con il termine di fibrosi epatica si intende l'accumulo di tessuto di tipo "cicatriziale" nell'ambito del fegato, che si può osservare in quasi tutte le condizioni di danno cronico al fegato (Figura 1). Il fegato, come altri tessuti, è composto da cellule "nobili", dette anche parenchimali, che svolgono la maggior parte delle funzioni alle quali è deputato il tessuto. Oltre a queste cellule ne sono presenti altre, definite non parenchimali, che sono responsabili dell'afflusso di sangue, costituendo i vasi sanguigni, della difesa dell'organo da agenti infettivi, e di funzioni di sostegno. Il tessuto epatico, come altri tessuti, è infatti tenuto insieme da una sorta di "impalcatura" prodotta da cellule non parenchimali, definita "matrice extracellulare". La matrice si trova tra le varie cellule e ne permette in maniera ottimale gli scambi di informazioni ed è critica per le funzioni dell'organo. Nel fegato normale la matrice è rappresentata per lo più da una trama delicata che circonda gli epatociti e li separa dai vasi sanguigni permettendo gli scambi. Il fegato infatti per le sue funzioni nel metabolismo, nella neutralizzazione di sostanze tossiche e nella produzione di proteine deve avere uno stretto contatto con il sangue per immettervi i suoi prodotti ed estrarvi le sostanze da metabolizzare. In corso di fibrosi la matrice del fegato cambia le sue caratteristiche in maniera qualitativa e quantitativa. Infatti, aumentano le componenti cosiddette "fibrillari", ovvero simili alla struttura dei tendini, che formano dei tralci attraverso la struttura del tessuto. Inoltre la quantità totale di matrice aumenta notevolmente a scapito di altre componenti cellulari del tessuto. Vedremo come queste alterazioni pregiudicano in maniera talora irreversibile le funzioni del fegato.

 



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