Con il termine di fibrosi epatica si intende l'accumulo di
tessuto di tipo "cicatriziale" nell'ambito del fegato,
che si può osservare in quasi tutte le condizioni di
danno cronico al fegato (Figura 1).
Il fegato, come altri tessuti, è composto da cellule
"nobili", dette anche parenchimali, che svolgono
la maggior parte delle funzioni alle quali è deputato
il tessuto. Oltre a queste cellule ne sono presenti altre,
definite non parenchimali, che sono responsabili dell'afflusso
di sangue, costituendo i vasi sanguigni, della difesa dell'organo
da agenti infettivi, e di funzioni di sostegno. Il tessuto
epatico, come altri tessuti, è infatti tenuto insieme
da una sorta di "impalcatura" prodotta da cellule
non parenchimali, definita "matrice extracellulare".
La matrice si trova tra le varie cellule e ne permette in
maniera ottimale gli scambi di informazioni ed è critica
per le funzioni dell'organo. Nel fegato normale la matrice
è rappresentata per lo più da una trama delicata
che circonda gli epatociti e li separa dai vasi sanguigni
permettendo gli scambi. Il fegato infatti per le sue funzioni
nel metabolismo, nella neutralizzazione di sostanze tossiche
e nella produzione di proteine deve avere uno stretto contatto
con il sangue per immettervi i suoi prodotti ed estrarvi le
sostanze da metabolizzare. In corso di fibrosi la matrice
del fegato cambia le sue caratteristiche in maniera qualitativa
e quantitativa. Infatti, aumentano le componenti cosiddette
"fibrillari", ovvero simili alla struttura dei tendini,
che formano dei tralci attraverso la struttura del tessuto.
Inoltre la quantità totale di matrice aumenta notevolmente
a scapito di altre componenti cellulari del tessuto. Vedremo
come queste alterazioni pregiudicano in maniera talora irreversibile
le funzioni del fegato.
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