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Problematiche psicologiche e consenso informato

I giovani e l'abuso di alcool

Epatite da virus C

Epatocarcinoma: stato dell'arte e prospettive future

La fibrosi epatica

Gli ecoamplificatori: presente e futuro dell'ecografia oncologica epatica

 

   

EPATOCARCINOMA: STATO DELL'ARTE E PROSPETTIVE FUTURE

Il virus dell'epatite C
Dati epidemiologici, clinici e sperimentali associano l'infezione cronica con il virus dell'epatite C (HCV) al tumore (18). In una meta-analisi di 32 studi caso-controllo (23) il rischio di sviluppare tumore era 17,5 volte maggiore nei portatori di virus rispetto ai non portatori. L'HCV sembra essere il fattore eziologico dominante per tumore in molti Paesi industrializzati dell'Emisfero Occidentale, dove tuttavia esistono numerosi pazienti con più di un fattore eziologico per tumore oltre all'HCV (9). La gravità istologica del danno epatico è il fattore che più di ogni altro condiziona il rischio tumore. Il rischio è solo 0,4% nei portatori non selezionati di HCV mentre sale a circa 3% nei pazienti con cirrosi compensata (tabella 3). A differenza del tumore correlato ad epatite B, il rischio di tumore HCV-correlato è particolarmente alto nei pazienti che si infettano nelle ultime decadi della vita. La coinfezione con HBV e l'abuso alcolico sono i cofattori più importanti nei pazienti con tumore e questi contribuiscono alla eterogeneità epidemiologica e clinica del tumore. Il rischio di CE è aumentato in modo significativo sia dalla co-infezione apparente con HBV, cioè presenza dell'HBsAg nel siero, sia dalla infezione occulta con HBV, cioè presenza di HBV-DNA in cellule epatiche o siero di pazienti HBsAg sieronegativi (31). Di conseguenza, il ruolo patogenetico dell'HBV nel CE potrebbe essere maggiore di quello finora riconosciuto. I meccanismi carcinogenetici dell'HCV sono ancora poco conosciuti. Numerosi studi hanno dimostrato HCV-RNA e specifiche proteine del virus C in cellule neoplastiche, ma non sono mai state dimostrate sequenze di virus integrate nel DNA cellulare, poiché il virus è privo di transcriptasi inversa (32,33). L'esistenza di pazienti con infezione cronica HCV che hanno sviluppato tumore ancor prima di sviluppare cirrosi (34) ed alcuni dati di infezione sperimentale suggeriscono che l'HCV può essere direttamente carcinogenetico attraverso meccanismi diretti sul DNA cellulare. Infatti diverse proteine del virus sono coinvolte nella regolazione della proliferazione delle cellule epatiche e la proliferazione degli epatociti è una tappa fondamentale della carcinogenesi. La transfezione di cellule COS e Hep G2 con sequenze RNA che codificano per regioni strutturali dell'HCV, determina l'accumulo di varianti HCV nella regione core, con delezione carbossi-terminale a livello dei nuclei degli epatociti, suggerendo l'esistenza nella proteina core di una sequenza capace di legarsi ai nuclei cellulari (35). La localizzazione nucleare della proteina core potrebbe essere fondamentale per la biologia del virus ma contemporaneamente può anche avere funzioni transregolatrici sui geni cellulari e virali ed avere così un ruolo nella carcinogenesi. In opportuni modelli sperimentali la proteina del core HCV può trasformare i fibroblasti embrionali murini in fenotipo neoplastico (36-38). Un'altra possibile azione favorente la carcinogenesi epatica da HCV è la capacità della proteina core di inibire l'apoptosi, cioè la morte di vari stipiti cellulari umani che rappresenta uno strategico meccanismo di protezione cellulare contro il cancro (39). E' dunque possibile che il core dell'HCV faciliti il danno immunomediato delle cellule epatiche attraendo la risposta immunitaria dell'ospite, faciliti infezione cronica e contribuisca alla patogenesi del tumore umano, inibendo la morte cellulare per apoptosi che è un importante meccanismo di difesa contro il tumore in genere. La proteina core dell'HCV può anche svolgere un importante ruolo biologico nella promozione del tumore, mediante down-regolazione della proteina p53, indebolendo così le attività cellulari che sopprimono il tumore (40). L'HCV può determinare CE anche determinando un accumulo di radicali liberi nelle cellule epatiche, capaci di danneggiare il DNA cellulare (21). Nel modello sperimentale del topo transgenico per il gene core dell'HCV, l'infezione causa tumore in tappe sequenziali, a partire da adenoma con steatosi, per finire in tumore scarsamente differenziato contenuto nell'adenoma (41). Questo modello di carcinogenesi, tuttavia, non è stato confermato in altri laboratori (42,43). Infine, altre regioni del genoma HCV possono avere potenziale oncogenico. Per esempio, una proteasi troncata NS3 della regione non strutturale (cioè diverse dal core) trasforma i fibroblasti murini, causando CE nel topo maschio immunodeficiente (44).

Il ruolo dell'alcool

 


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