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di Roberta Senatore Pilleri
(e-mail: rsenatore@tin.it)
In passato gli alcolisti erano visti come peccaminosi, depravati,
edonisti, responsabili della loro situazione (modello morale). Oggi
il modello della malattia ha tolto all'alcolista ogni responsabilità
perché viene visto come un individuo con una predisposizione
alla dipendenza. Grazie a numerosi studi (sugli animali, sui gemelli
dati in adozione a famiglie diverse, studi longitudinali) sappiamo,
infatti, che i motivi che portano alla dipendenza da alcol sono
vari e interagenti , legati ad una predisposizione genetica e a
fattori ambientali.
Particolarmente illuminanti sono stati gli studi longitudinali condotti
negli anni '80 negli Stati Uniti (Zarek e coll, 1988; Donovan e
coll., 1983), dai quali é che solo una piccola parte di ragazzi
che nell'adolescenza fanno uso di alcol diventa dipendente. Valutando,
infatti, negli stessi soggetti, l'abuso di alcol nell'adolescenza
e successivamente nei primi anni dell'età adulta è
stato possibile constatare che il 53% dei maschi e il 70% delle
femmine non presentavano più, al termine dei sette anni di
studi, una tendenza all'abuso e che coloro che continuavano ad abusare
di alcol, presentavano alcune caratteristiche psicologiche preesistenti
al loro stato quali insufficienti prestazioni scolastiche, eccessiva
importanza all'autonomia, scarsa capacità a dominare i propri
comportamenti problematici, elevata tendenza ad accettare i comportamenti
socialmente inaccettabili.
In sintesi i dati più rilevanti di questi studi indicano
che i maschi sono più esposti delle femmine al rischio di
abuso e che i più esposti sono i ragazzi emotivamente labili,
con personalità antisociale o che vivono in famiglie in cui
regna un clima conflittuale e che non trovano al di fuori della
famiglia dei punti di riferimento. Considerando i legami che uniscono
la personalità antisociale e l'abuso di alcol, particolare
attenzione dovrebbe essere rivolta ai ragazzi con disturbi della
condotta perché più esposti a presentare disturbi
antisociali di personalità.
Ma come possiamo prevenire queste forme di disagio?
Chiaramente tutte le forme di prevenzione sono valide, ma la prevenzione
primaria deve essere privilegiata e deve iniziare molto precocemente,
non appena le capacità cognitive lo permettono. Le influenze
dei genitori e degli adulti in genere sono preminenti nei processi
di socializzazione che si verificano negli anni della fanciullezza.
Negli anni adolescenziali, invece, i messaggi educativi sono meno
efficaci perché sono più forti le influenze dei coetanei
e le spinte oppositive verso il mondo degli adulti in genere. A
questa età è molto utile continuare un'educazione
alla salute già iniziata nel precedente ciclo delle scuole
elementari e discutere con gli adolescenti i rischi a cui le droghe
espongono nel ciclo della vita (ad es. durante la gravidanza l'uso
di droghe, tra cui l'alcol, espone il futuro nascituro a gravi rischi).
La prevenzione migliore deve essere basata, oltre che su una informazione
precoce, su legami familiari saldi e sicuri. E' nella prima infanzia
che il bambino acquisisce quella sicurezza di base fondamentale
per il suo sviluppo e quelle certezze di essere accettato e amato,
necessarie per la costruzione della sua personalità.
Secondo il Children's Defence Fund (in Packard, 1985), i bisogni
fondamentali di tutti i bambini sono essenzialmente cinque :
- essere desiderati e accettati;
- continuità di rapporti con i genitori;
- avere una guida attenta nell'affrontare i problemi della crescita;
- ricevere messaggi rassicuranti;
- sapere che ci sono dei valori saldi e sicuri nel mondo in cui
vivono.
Pertanto, il bambino deve sentire e cogliere l'affetto delle proprie
figure d'attaccamento e deve essere compreso (nel senso che la madre,
o chi per lei, deve essere sensibile ai suoi segnali verbali e non
verbali) e guidato nell'affrontare i cambiamenti ambientali e le
difficoltà piccole e grandi della vita (concetto di base
sicura). Tale modalità educativa, oggi, è basilare.
La nostra società vive repentini e drastici cambiamenti,
che hanno spezzato antichi equilibri e che hanno inciso non solo
nella vita degli adulti, ma anche in quella dei bambini; i sistemi
educativi , infatti, sono profondamente cambiati e pur considerando
gli influssi positivi delle recenti acquisizioni psicologiche, che
hanno contribuito a salvaguardare e proteggere l'infanzia, il mondo
infantile, oggi, sta attraversando una profonda crisi.
Riassumendo i risultati di numerosi studi, Schaffer (1998) ha indicato
come rilevanti nel rapporto genitori-figli due dimensioni bipolari
di interazione: controllo-autonomia e affetto-ostilità. La
combinazione di questi valori determina, secondo Schaffer, quattro
atmosfere educative. Per esempio, la combinazione affetto-autonomia
è caratterizzata da un clima educativo protettivo nei riguardi
dei piccoli, sin dalle prime fasi del loro sviluppo. I genitori
sono infatti presenti e vigili, ma nel contempo favoriscono l'esplorazione
e l'autonomia. Questi atteggiamenti, aperti ed affettuosi, vengono
imitati dai figli, che ne fanno a loro volta una componente della
loro personalità.
La combinazione affetto-controllo favorisce nei bambini l'obbedienza,
la sottomissione e la dipendenza e, nei casi di eccessivo controllo,
assenza di creatività e di autonomia.
L'atmosfera famigliare che all'ostilità unisce la mancanza
di controllo (ostilità-autonomia) caratterizza un clima anaffettivo
(genitori disinteressati o assenti) che può favorire nei
figli aggressività, scarso autocontrollo, personalità
antisociale, abuso di droghe.
La combinazione ostilità-controllo produce più facilmente
ragazzi nevrotici. Si tratta di soggetti depressi, rinunciatari,
che non sanno assumere il ruolo adulto, che possono essere colti
da rabbie improvvise, che tendono a isolarsi dai coetanei e provano
per piccole infrazioni forti sensi di colpa. In alcuni casi sono
timidi e quieti e per queste loro caratteristiche sono graditi ai
genitori e agli insegnanti. In realtà sono bambini infelici
ed il loro grado di nevroticismo prima o poi si manifesta.
Se nell'infanzia e nella fanciullezza la famiglia è stata
una "base sicura", i problemi adolescenziali sono più
facili da risolvere. In ogni caso gli adulti devono tener presenti
i motivi per cui i ragazzi possono assumere alcol. Sono motivi ,
a grandi linee, connessi alla difficoltà a raggiungere l'indipendenza,
che è l'aspetto preminente che ruota intorno alle condotte
adolescenziali. Emanciparsi dalla propria famiglia d'origine è
difficile e lo è ancor di più se i genitori non sono
preparati ad accettare con equilibrio i cambiamenti dei loro figli
ed a modificare i loro schemi educativi. Vediamo, quindi, i motivi
che possono indurre ad assumere droghe.
1. Piacere del rischio
I ragazzi per acquisire l'indipendenza devono assumere dei piccoli
rischi, che li fanno sentire grandi e che possono essere emozionanti.
Se non sono sostenuti e guidati, uno di questi rischi può
essere l'alcol, tanto più che è una sostanza con effetti
piacevoli, che inizialmente rafforza i sentimenti d'invulnerabilità
e indipendenza e che fa sentire maggiormente il senso di appartenenza
al gruppo.
2. Desiderio di trasgredire
La nascita della capacità di pensare astrattamente porta
anche a contestare, a mettere in stato d'accusa i valori degli adulti,
a trasgredire per verificare insieme ai compagni ciò che
è vietato, ciò che non si conosce, ciò che
desta curiosità. Per evitare questi aspetti è importante
parlare con i ragazzi, rispondere alle loro curiosità con
sincerità, ascoltare le loro opinioni e far comprendere con
adeguata documentazione come realmente stanno le cose.
3. Mancanza di interessi, assenza di obiettivi
La mancanza di interessi e l'assenza di obiettivi porta alla noia
e a sentimenti di inutilità. Molti giovani si accostano all'alcol
proprio per vincere questi sentimenti e per sentirsi vivi emozionalmente.
E' molto importante, perciò stimolare i ragazzi a porsi degli
obiettivi (nello sport, a scuola
.) e ad imparare a programmare
il loro tempo libero. A tal scopo può essere utile che i
genitori li rendano partecipi dei loro progetti e delle loro mete.
4. Scarsa autostima
L'autostima è basilare per saper affrontare con serenità
le difficoltà piccole e grandi che si succedono nel ciclo
della vita. Per aiutare i ragazzi a raggiungerla, occorre che i
compiti e le responsabilità che si devono assumere, siano
accessibili alle loro capacità. In ogni caso è utile
incoraggiare senza iperproteggere e bandire, nei casi di insuccesso,
atteggiamenti critici o distruttivi. Dare fiducia e messaggi rassicuranti
è sempre valido.
5. Dipendenza dal gruppo
Sia un clima autoritario che permissivo sono nocivi. I ragazzi infatti,
sia nel timore della severità dei genitori che nel sentirsi
trascurati in famiglia, possono reagire rifugiandosi nel gruppo
dei compagni, al punto da dipenderne completamente. Non per caso
l'assunzione di alcol da parte degli adolescenti si verifica in
compagnia dei coetanei ed è un'esperienza quasi sempre vissuta
come piacevole perchè alcune sostanze, tra cui l'alcol, favoriscono
i rapporti sociali, attenuano l'ansia, eliminano la noia, favoriscono
la distensione, cancellano la stanchezza
I motivi sopraelencati sono senz'altro importanti, ma la sicurezza
vissuta nei primi anni è uno dei fattori alla base del senso
di identità nell'età adulta o quantomeno un fattore
che indirizza nel corso dello sviluppo verso scelte o atteggiamenti
che rafforzano la fiducia in sé stessi e negli altri.
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